di Luca De Gennaro,
direttore VH1 Italia

Siamo stati al Sonar di Barcellona, che ha trionfalmente festeggiato la sua edizione numero 25 con il record di affluenze della sua storia: 126.000 ingressi durante i tre giorni nelle due aree fieristiche che ospitano il festival: Sonar de dìa dal pomeriggio in poi, Sonar de noche dalla sera alla mattina dopo.

Un festival che si è chiuso alle sette di domenica mattina con un dj set di tre ore di Laurent Garnier, che si era esibito anche alla prima edizione del Sonar, 25 anni fa. Una maratona di musica essenzialmente elettronica, o come loro amano definire “Advanced music” che ci siamo goduti parecchio, e vi diciamo cinque buoni motivi per cui è valsa la pena andare.

1) La scoperta. Un festival riesce bene quando te ne vai avendo scoperto almeno tre artisti che prima non avevi neanche idea che esistessero, o che avevi solo sentito nominare. In questo caso ne abbiamo intercettate tre, tutte donne: Little Simz, londinese con racidi nigeriane, giovane futura star dell’r’n’b britannico che avevamo conosciuto per la sua partecipazione all’album “Humanz” dei Gorillaz e che qui ha fatto un bel concerto pomeridiano, oltre a salire la sera sul palco con Damon e gli altri. Rosalìa, stella del flamenco elettronico spagnolo circondata da grande hype, e IAMDDB (che sta per I Am Diana De Brito), da Manchester con radici portoghesi e angolane, convincente interprete di un urban jazz sinuoso e bellissima sul palco.

2) Despacio. Il progetto “disco” dei 2Many Djs insieme a James Murphy degli LCD Sound System ricostruisce una vera discoteca in nome della altissima qualità sonora e musicale: una sala completamente buia circondata da alte colonne di casse acustiche MacIntosh e in mezzo una grande Disco Ball. Console con quattro giradischi, un mixer valvolare degli anni ’70 e una infinità di casse di vinili di ogni epoca che i tre dj suonano alternandosi, un disco per uno, per sei ore di seguito. Durante il Sonar, Despacio ha occupato tutti e tre i pomeriggi dalle 15 alle 21, terminando con “Don’t leave me this way” di Harold Melvin & The Blue Notes, classicone soul-disco. Una esperienza quasi mistica.

 

More incredible moments from @lcdsoundsystem at #sonar2018

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3) Gorillaz e LCD SoundSystem. Headliner del venerdì e del sabato sera, hanno offerto concerti sensazionali che li confermano come due tra le migliori live band al mondo in questo momento. Inglesi i primi, americani i secondi, hanno diversi punti in comune, come quello di eseguire musica di matrice elettronica con strumenti reali e di unire, ognuno a modo suo, l’attitudine del concerto rock ai ritmi funk, il rap e il punk, la techno e la soul music in un incrocio di stili perfettamente coerente. Entrambe le band si presentano in tanti sul palco (i Gorillaz hanno SEI coristi!) ed entrambe sono di fatto il progetto di un singolo artista: Damon Albarn e James Murphy, due tra le personalità più rilevanti degli ultimi 25 anni nel mondo musicale che rappresentano artisticamente le due capitali mondiali della musica: Londra e New York. È come se fossero due facce della stessa medaglia ed entrambe, comunque, figlie dirette dei Talking Heads, che furono i primi a spianare quella strada, una quarantina di anni fa.

 

Are we not Humanz? @gorillaz at SonarClub #sonar2018 #sonar25

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4) L’Africa. La costante del Sonar 2018 è stata la presenza di artisti africani in cartellone, dal dj più in voga del momento, Black Coffee, dal Sud Africa, fino al settantottenne batterista nigeriano che inventò l’Afrobeat, Tony Allen, e poi l’intero pomeriggio di venerdì in cui il palco principale era occupato da una serie di dj africani selezionti da Diplo, che ha chiuso la giornata con un dj set anche lui centrato su quei ritmi. In un periodo come questo, un segnale importante.

 

Welcome to Day 3! Doors now open #sonar2018 #sonar25

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5) Liberato. E poi naturalmente c’è stato, per gli italiani che come al solito sono migliaia al Sonar, l’evento per eccellenza, la conquista di Barcellona da parte del più fitto mistero della musica italiana, che per la prima volta ha varcato i confini nazionali. Così come avevamo visto al festival Club To Club a Torino il concerto di Liberato è impeccabile: tre musicisti incappucciati di cui si vedono solo le ombre retro-illuminate che suonano le sei canzoni del repertorio con tastiere e percussioni elettroniche e poi se ne vanno. C’era molta curiosità e una sala piena non solo di italiani, il sito del Sonar lo ha definito una delle migliori performances del festival. Naturalmente anche in questi giorni le voci correvano incontrollate su chi sia il cantante e chi ci sia dietro. Molti sono convinti di saperlo. Alcuni dicono di sapere ma non rivelano. Noi non vogliamo sapere niente, è molto più affascinante che il mistero resti tale. Se sapete chi è Liberato per favore non ditecelo, e se ce lo dite non ci crediamo a prescindere.

 

Modo incógnito. Anonymous Neapolitan singer @liberato1926 at #sonar2018

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La prossima edizione del Sonar si terrà, per la prima volta nella storia, un mese più tardi, dal 18 al 20 luglio 2019, ma è stato già annunciato il ritorno al consueto periodo di metà giugno per l’anno 2020.

 

Thank you for celebrating with us. Here’s to the next 25 years! #sonar25 #sonar2018

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Nel frattempo complimenti all’organizzazione per avere messo insieme un festival stimolante, coerente e spettacolare, e arrivederci a luglio 2019.

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