di Luca De Gennaro, direttore VH1 Italia

Se non ci siete mai stati non potete avere neanche lontanamente un’idea di come diventi la tranquilla città di Sanremo per una sola settimana all’anno, da sessantotto anni. Sarebbe lecito pensare che nel resto dell’anno Sanremo non esista, che l’intera città venga smontata, ripiegata e messa via per venire poi riallestita solo in occasione del Festival.

Infatti, in ottobre fanno il Premio Tenco e i corsi dell’accademia di Area Sanremo proprio per dimostrare che Sanremo in realtà esiste tutto l’anno, con la sua atmosfera antica di località di villeggiatura anni 60 e buen retiro invernale di pensionati in cerca di aria di mare.

Sanremo 2018 - Lo Stato Sociale con la vecchia che balla. Photo by Venturelli/WireImage

Sanremo a testa in giù. La vecchia che balla con Lo Stato Sociale a Sanremo 2018, foto: Getty Images

Invece in questi giorni Sanremo diventa una bolgia infernale popolata da un numero impressionante di persone che sono lì a vario titolo, dai professionisti della musica ai curiosi, passando per i cacciatori di autografi, pardon, di selfie con chiunque abbia l’aria di essere forse uno famoso (spesso bastano un paio di occhiali scuri e ti chiedono di fare una foto senza minimamente sapere chi sei).

Una bulimia da celebrity, una insensata tendenza all’affollarsi dove si vede che qualcun altro si è affollato. In tutto questo continuo delirio le persone che sono effettivamente a Sanremo per lavorare trovano rifugio tra le ampie mura del Teatro Ariston, che non è solo la sala con palco e sedie che si vede in TV, ma un complesso enorme che raccoglie un vasto e misterioso mondo sconosciuto di uffici, sale, saloni, scale, che hanno il loro centro nevralgico nella tanto agognata “Sala Stampa”, dove centinaia di giornalisti (ma anche di più, il mio pass stampa quest’anno è il numero 5001) praticamente traslocano per una intera settimana, vivendoci dentro dalla mattina alla notte, dalla conferenza stampa di mezzogiorno alla fine della puntata del Festival in tv tredici ore dopo.

Ecco 5 buoni motivi per vivere il festival di Sanremo dalla tanto chiacchierata Sala Stampa dell’Ariston.

1) Innanzitutto di sale stampa ce ne sono due. Quella che conta è quella dell’Ariston. L’altra è dalla parte opposta di Piazza Colombo, al Palafiori, e ospita “Radio e TV Private e Siti Web”. È una sala dedicata alla memoria di Lucio Dalla e ci trovi tutti gli inviati di tutte le radio italiane, soprattutto le locali. Per arrivarci devi passare attraverso un suk di banchetti di sponsor, degustazioni di salumi, imitatori di cantanti, improvvisati concorsi per voci nuove che urlano nel mezzo del casino, in pratica il bazaar di Istanbul in Riviera Ligure.

2) La Sala Stampa “vera”, quella con i giornalisti che hanno ognuno un posto assegnato con il nome della testata scritto, prese di corrente, wi-fi, dove si tengono le conferenze stampa ufficiali, è all’Ariston, ed esserci è già una specie di status. È anche un luogo di pubbliche relazioni e incontri. C’è un bar, il megaschermo per vedere il festival, un balcone panoramico per i fumatori vista mare, insomma ha i suoi comfort.

3) I giornalisti possono anche contribuire alla classifica del festival esprimendo le loro preferenze attraverso il “Votatore”, un l’aggeggio di plastica sul quale, al momento in cui viene dato il via, tu digiti i codici dei tuoi preferiti e in quel momento ti senti di avere fortemente influenzato il risultato finale del Festival. “Votatore is power”. Puoi esprimere tre preferenze tra i big e due tra i giovani, il voto dei giornalisti conta in tutto il 30% per la classifica finale, tu sei uno dei tanti giornalisti che votano, ma quando poi vedi che qualcuno dei tuoi favoriti è nella zona alta ti convinci che è tutto merito tuo.

Qui la classifica provvisoria della terza serata del Festival di Sanremo

E qui la classifica provvisoria della seconda serata, entrambe espresse dal voto della giuria della sala stampa

4) In Sala Stampa passano anche gli artisti, e quest’anno il “circle of life” di Sanremo ha per me due ricorrenze. Esattamente venti anni fa, per l’edizione del 1998, ero nella commissione selezionatrice del Festival e promossi tra i giovani Max Gazzè, che esordì a Sanremo con “La favola di Adamo ed Eva”. Venti anni dopo Max porta un titolo molto simile, la favola è diventata leggenda e Adamo ed Eva si sono trasformati in Cristalda e Pizzomunno, e Max è sempre più bravo. Diciotto anni fa, nella giuria di qualità del festival, facemmo vincere a sorpresa gli Avion Travel, che stasera tornano su quel palco come ospiti di Peppe Servillo, loro cantante. Ci siamo incrociati ieri, in Sala Stampa. Abbiamo tutti una ventina di anni in più, ci siamo abbracciati, ci siamo guardati, e abbiamo ringraziato la musica che riesce sempre a farci incontrare.

5) Ma il vero segreto dell’Ariston è che esattamente sotto la Sala Stampa, al di là di una anonima e quasi invisibile porticina, si apre il girone infernale del “Whisky A Go Go”, discoteca di quelle come una volta, buia, minuscola, sotterranea, destinazione in queste notti dell’ultimo aftershow di tutti gli aftershow, per gli ultimi cento irriducibili che alle quattro di notte ancora vogliono ballare e sentire la techno ad un volume spaventosamente alto. E secondo voi, stanotte alle quattro, dove eravamo?

Buon Festival a tutti.

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