di Luca De Gennaro
direttore VH1 Italia

Cerchiamo di fare chiarezza sul dibattito esploso in ambito musicale dopo le dichiarazioni di due politici della Lega nelle ultime 24 ore. Il deputato Paolo Tiramani, capogruppo vigilanza Rai, ha dichiarato, oltre al proprio auspicio che il Festival di Sanremo cambi direttore artistico, che “il Festival diventi veramente la kermesse della musica italiana, un programma del popolo e non di una élite di artisti selezionati probabilmente da un ristrettissimo numero di persone”.

Evidentemente ci sono alcune cose che il deputato Tiramani non sa. Per esempio:

1) Il Festival di Sanremo è “veramente la kermesse della musica italiana” da 69 anni, e oggi lo è più di prima perché, ad esempio, negli anni Sessanta gli artisti in gara venivano affiancati da interpreti internazionali del calibro di Stevie Wonder, Louis Armstrong, gli Hollies e altri nomi prestigiosi. Ora non è più così. Gli artisti in gara sono sempre e solo italiani, se ne faccia una ragione, e quest’anno anche gli ospiti sono stati tutti italiani tranne uno, Jack Savoretti, inglese di nascita anche se di famiglia genovese. Ci sono stati altri due stranieri al Festival, ma non come cantanti: un rappresentante della Giuria d’Onore, Joe Bastianich, newyorkese di famiglia croata, e uno della Commissione Artistica, il londinese Geoff Westley. Il resto, tutto tricolore.

 

2) Se per “una elite di artisti” intende un numero limitato di concorrenti, be’, allora il campionato di calcio ha una elite di squadre ammesse alla serie A e un gran premio di Formula Uno ha una elite di macchine ammesse ai blocchi di partenza. Una gara, qualsiasi essa sia, parte con un numero definito di partecipanti, da sempre.

3) Quanto agli artisti ingara “probabilmente selezionati da un ristrettissimo numero di persone”, l’onorevole Tiramani può anche togliere l’avverbio “probabilmente”. Glielo diciamo noi, che non siamo vigilanti della Rai, ma lo sanno tutti e a maggior ragione dovrebbe saperlo chi vigila sulla Rai: esiste una commissione selezionatrice, da sempre, ed esiste per certo, non “probabilmente”. Si sanno anche i nomi. Nelle ultime due edizioni sono state sei persone, tutti professionisti della musica o della televisione dunque titolati a prendersi in carico una simile responsabilità. Si chiamano Claudio Baglioni, Claudio Fasulo, Duccio Forzano, Massimo Giuliano, Massimo Martelli e Geoff Wesley. E se pensa che questi rappresentino “un numero ristrettissimo di persone” si metta l’anima in pace, nel passato la commissione artistica del Festival di Sanremo era formata dalla metà dei membri. Tre persone, non sei. Io ne feci parte nel 1998 insieme a Gianni Boncompagni e al Maestro Renato Serio. In tre per definire tutto il cast del Festival.

SANREMO, ITALY - FEBRUARY 09: Mahmood with his winner's award with hosts Claudio Baglioni, Virginia Raffaele and Claudio Bisioon stage during the closing night of the 69th Sanremo Music Festival at Teatro Ariston on February 09, 2019 in Sanremo, Italy. (Photo by Daniele Venturelli/Daniele Venturelli/WireImage)

A Tiramani ha fatto eco il Presidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera, Alessandro Morelli, ex direttore di Radio Padania, emittente che non sembra essersi mai distinta per la sua programmazione musicale, il che getta un sottilissimo velo di dubbio sulla autorevolezza in questo campo del suo ex direttore, ma comunque. Morelli firma una proposta di legge denominata “Disposizioni in materia di programmazione radiofonica della produzione musicale italiana”, il cui obiettivo è “puntare sulla nostra musica, dare spazio agli esordienti, tutelare la nostra tradizione”.

Benissimo, un intento nobile. La legge chiede, nell’articolo 2, che “le emittenti radiofoniche, nazionali e private, debbano riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana, opera di autori e di artisti italiani e incisa e prodotta in Italia, distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione”. E fin qui, considerando che la musica italiana è già quella di maggior successo in Italia e che le radio ne trasmettono in continuazione non sarebbe un grosso problema. Anche su VH1 abbiamo intere fasce di programmazione dedicate ai video italiani, come “Top Chart Italiani”.

Certo, dà fastidio sentirsi imporre delle quote dall’alto, ma si può sopravvivere e ci si potrebbe adattare. In Francia lo fanno da tanti anni e in fondo il risultato è stato quello di una maggiore internazionalizzazione della loro musica. Se negli ultimi vent’anni sono usciti gli Air, i Phoenix e David Guetta forse lo si deve anche al fatto che avendo meno spazi radiofonici per la musica angloamericana i francesi hanno cominciato a creare loro musica inglese autoctona, dunque potrebbe succedere anche da noi e sarebbe divertente vedere cosa ne esce. Insomma, non ne farei tanto un problema insormontabile, magari discutendo più approfonditamente percentuali e fasce orarie.

Il punto, però, è che questa proposta di legge viene fatta per un motivo, che lo stesso Morelli dichiara, che non sta in piedi. Dice Morelli: “La vittoria di Mahmood all’Ariston dimostra che grandi lobby e interessi politici hanno la meglio rispetto alla musica. Io preferisco aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese attraverso gli strumenti che ho come parlamentare”.

1) Morelli dice di volere “aiutare gli artisti e i produttori del nostro Paese”. Benissimo. La
canzone che ha vinto il Festival di Sanremo è cantata da Alessandro Mahmood, nato a Milano, quartiere Gratosoglio, ed è stata prodotta in Italia dai produttori Dario Faini di Ascoli Piceno e Charlie Charles di Settimo Milanese, due tra i più fulgidi esempi di giovani produttori musicali italiani. È il tipico esempio della tipologia di artista che “preferisce
aiutare”.

2) Fin qui speriamo di avere chiarito qualche punto. Rimane però un mistero la faccenda delle “Grandi Lobby e interessi politici” che avrebbero “la meglio rispetto alla musica”. Questa, sinceramente, non l’abbiamo capita. Ma pazienza.

Foto Festival di Sanremo: Getty Images
Foto Mahmood: dettaglio copertina “Gioventù bruciata”

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