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di Luca De Gennaro,
Direttore VH1.

Cinquant’anni fa, proprio in questi giorni, il festival Monterey Pop inaugurava l’era dei grandi raduni musicali, e già era chiaro che il festival non sarebbe stata solo una serie di concerti, ma un’esperienza con una propria personalità distintiva.

La chitarra di Hendrix che brucia, il fango di Woodstock, la piramide di Glastonbury, le palme del Coachella e i castelli fatati di Tomorrowland.

Il Primavera Sound di Barcellona è una delle mete consolidate di inizio estate, ci veniamo ogni anno e tutte le volte c’è qualcosa di diverso e di più. Vediamo cosa è successo nei primi due giorni dell’edizione del 2017, giovedì e venerdì.

Primavera Sound 2017, Barcellona. Foto: Getty Images

Saluti da Barcellona

1) Il Primavera Sound è bulimico. Non bastano i 12 (dodici!) palchi ufficiali che ospitano band dalle sei del pomeriggio alle cinque del mattino, più i concerti nei club cittadini, più la parte professionale (Primavera Pro) durante il giorno. Quest’anno il festival ha allargato decisamente l’area in riva al mare dedicata ai dj, il “Primavera Bits” (sagace gioco di parole tra il “bit” elettronico e la pronuncia spagnola di “beach”). “La spiaggetta” sta diventando un festival nel festival, dove la techno comincia a mezzogiorno e non si ferma più. E poi ci sono i “backstage parties”, ulteriori concerti che puoi vedere se hai un gettone speciale che viene distribuito a caso da dei tizi che girano per il festival.

2) Il Primavera Sound è “unexpected”. Quest’anno c’è una sorpresa ogni giorno, annunciata poche ore prima via social. Giovedì è stato costruito apposta un ulteriore palco dove gli Arcade Fire hanno suonato per la prima volta in streaming il nuovo singolo di fronte a un migliaio di fortunati, ieri i Mogwai si sono presentati “unexpected” per un concerto al tramonto. Per stasera circolano in rete le ipotesi più bizzarre. Alt J? Gorillaz? Si vedrà.

3) Il Primavera Sound è una “photo opportunity” lunga tre giorni. Guardatevi intorno, in ogni momento qualcuno starà fotografando sé stesso o il gruppo di amici sorridenti con un palco sullo sfondo, gli occhiali da sole e una birra in mano. Esserci è quello che conta, anche se non te ne frega niente dei concerti. Sul mio aereo c’erano ben due gruppi di ragazze dirette qui per l’addio al nubilato.

4) Ma ci sono anche le “Cinture nere di Primavera Sound”, quelli che tutto l’anno discutono su Facebook di possibili band presenti e che in una giornata riescono a vedere venti concerti guidandosi a vicenda tra i palchi con fittissime chat su Whatsapp. E poi c’è Big Jeff, il ragazzone scarruffato di Bristol noto perché da 15 anni va ogni sera a un concerto. Ormai le band lo amano e i festival lo invitano, e quando vedi Big Jeff che si agita sotto il palco vuol dire che anche tu sei al posto giusto. Che Big Jeff fosse al concerto dell’unico artista italiano presente, Iosonouncane, è stata una vittoria per l’intera nazione.

5) Il Primavera Sound è emanazione diretta dell’“hype” che nasce attorno a nomi che improvvisamente diventano imperdibili, se non altro per il tempo necessario a fare una Instagram Story così fai vedere che c’eri. Una delle sensazioni diffuse in questi giorni è che diversi artisti che hanno suonato di fronte a folle sterminate, da Solange a The XX, sarebbero stati meglio in una dimensione più contenuta.

Primavera Sound 2017, Barcellona, Foto: Getty Images

Nottate di fuoco al Primavera Sound 2017

E ora la Top Five di giovedì e venerdì:

1) Tycho. Sorpresona delle 3 del mattino sul Rayban Stage: californiano che fa ambient con la cassa dritta e i tastieroni, avvolgente e elegante.

2) Aphex Twin: alla fine che gli puoi dire, la techno estrema l’ha un po’ inventata lui. Certo è uno che da sempre sfida le orecchie e i nervi di chi lo ascolta, ma su quel palco enorme, tutto solo con visual ipnotici, ha fatto uno show sontuoso.

3) The Damned: bentornate leggende del punk. Non vi pensavamo così in forma.

4) Mac De Marco: come rendere spettacolare un genere pop molto normale. Grande senso dello spettacolo, a partire dal batterista che suona completamente nudo.

5) BadBadNotGood: una volta questo genere lo chiamavano “jazz rock”. Canadesi funkettosi che richiamano cose anche italiane anni ’70 tipo Perigeo e Napoli Centrale.

Ed ecco un po’ di foto dei primi giorni del Primavera Sound 2017:

Foto: Getty Images

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