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di Luca De Gennaro,
Direttore VH1 Italia.

Abbiamo fatto il dritto. Finché siamo giovani si può fare. Alle quattro di domenica mattina eravamo davanti al palco dove le Haim stavano terminando con una session tribale di percussioni il loro concerto a sorpresa ed esattamente cinque ore dopo entravo nella porta di casa a Milano “guardando il giorno dopo con la faccia del giorno prima”, l’ultimo del Primavera Sound, tre giorni vissuti come sempre intensamente, tre giorni che fanno bene allo spirito.

Considerazioni finali in 5 punti.
(A questo link invece il report e le foto dei primi tre giorni del Primavera Sound)

1) I Numeri: 55.000 spettatori ogni sera al Parc Del Forum, più i concerti nella città il mercoledì e la domenica, totale 200.000 biglietti venduti a persone di 125 diversi paesi. Il 55% del pubblico è straniero. Già annunciate le date della edizione 2018: dal 31 maggio al 2 giugno.

Primavera Sound 2017, Barcellona, Foto: Getty Images

2) La Fitness: si sa che camminare fa bene, e al Primavera Sound si cammina tanto. Abbiamo calcolato che dal palco Heineken al Bowers & Wilkes, cioè da un capo all’altro del festival, da est a ovest, ci si impiega mezz’ora camminando a passo spedito. In una giornata se vedi molti concerti su palchi diversi arrivi a fare una quindicina abbondante di chilometri, che alla fine sono circa 50 km di marcia in tre giorni. Non male. Torni a casa col polpaccio tonico.

3) La Danza: la parte elettronica sta diventando sempre più grande, rispetto all’anno scorso l’area dedicata ai dj è praticamente raddoppiata in dimensioni e artisti come Aphex Twin, Jamie XX e Skepta hanno dominato i palchi più grandi in posizioni da headliner, ma quando ho chiesto agli organizzatori se questo può dare fastidio al Sonar, festival elettronico che si tiene a Barcellona tra due settimane, mi hanno risposto che tra le due strutture organizzative c’è anzi grande collaborazione. Risposta diplomatica, ma vista la differenza di tipologia delle line up tra i due eventi possiamo pensare che sia effettivamente così.

4) La Sorpresa: Discussi e criticati i concerti “unexpected”, ma alla fine è una idea vincente in prospettiva. È vero che se annunci una band famosa il giorno stesso non puoi capitalizzare sul nome per vendere più biglietti in anticipo, ma è anche vero che così offri all’utente qualcosa che non si aspettava e torna a casa con la sensazione che a quel festival, già così pieno di cose, potrebbe sempre esserci qualcosa in più. Inoltre, l’idea dell’evento a sorpresa genera discussioni sui social. La foto più divertente che circolava era quella di Francesca Michielin, che in effetti era al festival da spettatrice, con la scritta “Unexpected”!

 

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Un post condiviso da Francesca Michielin (@francesca_michielin) in data:

5) La Gente: un festival con un cartellone di questo genere crea un pubblico, intercetta un tipo di gioventù che va dall’indie intellettuale all’hipster modaiolo, e la raccoglie per tre giorni all’anno a Barcellona. Persone apparentemente diversissime tra loro ma unite dall’eclettismo. Le stesse persone che poco prima erano rapiti dalla poetica intimità di Angel Olsen mezz’ora dopo si scatenano sulla pista davanti a John Talabot.

Concludiamo con la Top 5 dei concerti visti nell’ultima giornata del Primavera Sound.

1) Grace Jones, indiscussa regina del Festival, che a 69 anni ancora si può permettere di presentarsi sul palco a seno nudo e una tuta aderente dipinta nello stile di Keith Haring quando sul corpo di Grace sperimentò il body painting. Scaletta tutta di grandi canzoni e fascino straordinario. Questa edizione del Primavera verrà ricordata soprattutto per questo concerto.

 

Grace Jones pulling up to the bumper #gracejones #primavera

Un post condiviso da Andy Moore (@_andyjrmoore) in data:

2) Teenage Fanclub, il gruppo rock scozzese più californiano di sempre: ebbero un momento di gloria verso la metà degli anni Novanta, ma sono ancora solidi e autentici. Tra i vari ritorni di band del passato presenti al festival (Royal Trux, The Make Up, Wedding Present e tanti altri) quello che più ci ha colpito il cuore.

3) Van Morrison, che davanti a 20.000 persone ha suonato come se fosse stato al Blue Note, elegante, swing, con un gessato perfetto nonostante il caldo e una band di veterani vestiti da contabili della provincia americana e le aste dei microfoni dorate. Grande classe di altri tempi.

4) Haim. Le sorelle che piacciono tanto al popolo di Pitchfork sono arrivate a sorpresa per presentare in anteprima il nuovo disco con un concerto che definire segreto sarebbe inesatto visto che c’era una folla sterminata ad aspettarle alle tre di notte. La cosa più vicina ai Fleetwood Mac che sia uscita negli ultimi anni dagli Usa. Ed è un complimento.

5) Arcade Fire. Ma si, certo, abbiamo sempre bisogno di una “ooh ooh band” alla Coldplay, quelli delle canzoni corali da stadio che tutti cantano all’unisono. E l’ultimo singolo “Everything Now” è praticamente un brano “disco”, il che è un complimento. Era complicato vederli bene perché davanti a loro si è raccolta la folla di gran lunga più numerosa di tutto il festival e i megaschermi laterali erano stati fatti scendere per il troppo vento. Ma li rivediamo a Milano tra un mese.

Noi ci si vede l’anno prossimo.

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