di Luca De Gennaro, direttore di VH1

“Perché il mondo dei Pink Floyd è proprio il mondo dei Pink Floyd”, questo uno dei concetti più significativi che la Sindaca di Roma Virginia Raggi ha espresso martedì durante la affollata, diciamo pure caotica, conferenza stampa di presentazione della splendida mostra The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains che si inaugura venerdì 19 gennaio al museo MACRO di Roma e che resterà nella Capitale fino al primo luglio.

La Sindaca era seduta a fianco dello storico batterista della band Nick Mason, consulente della mostra, e di Roger Waters, il quale invece della mostra non si è mai occupato, tanto che l’ha visitata martedì per la prima volta, senza mai averla vista al Victoria & Albert Museum di Londra dove l’anno scorso è stata apprezzata da 400.000 persone.

Waters non ha perso occasione per prendere le distanze proprio da quel “mondo dei Pink Floyd” evocato dalla Raggi, “una band dalla quale sono uscito più di trent’anni fa”, pur essendo perfettamente consapevole che il pubblico che andrà a vederlo nei suoi concerti italiani di aprile e poi nelle date all’aperto il prossimo luglio a Roma e Lucca è formato esclusivamente da fan dei Pink Floyd più classici.

Questi sono 6 buoni motivi per andare a Roma a vedere la mostra nei prossimi cinque mesi.

1) Pur raccontando una storia lunga più di mezzo secolo non è mai una mostra dal sapore nostalgico, anzi mette in evidenza quanto i Pink Floyd siano stati sempre avanti sia dal punto di vista creativo che tecnologico, in ogni fase della loro carriera.

Pink Floyd - Mostra Roma

2) È organizzata in ordine cronologico, quindi si può seguire l’evoluzione della band dall’inizio negli anni 60 fino alla riunione temporanea del 2005 per suonare al concerto benefico Live 8 di Londra, e questa performance è al centro dell’ultima sala del percorso.

Pink Floyd - Mostra Roma

3) Ci sono le robe enormi: il maiale gonfiabile, il maestro cattivo di The Wall disegnato da Gerald Scarfe, le rocce con la faccia di The Division Bell, le proiezioni a tutta parete delle storiche copertine disegnate da Storm Thorgerson e tutto quel bel gigantismo dei Pink Floyd che ci è sempre piaciuto.

Pink Floyd - Mostra Roma

4) C’è tanto Syd Barrett, si capisce che senza di lui la band non sarebbe diventata così, anche se suonò praticamente solo nel primo album e un pezzo del secondo. Lo spazio per lui nella mostra è dovuto e riconosciuto.

5) Come la mostra su David Bowie, anche questa si visita indossando delle cuffie che ti fanno ascoltare quello che vedi seguendo il tuo percorso in alta qualità audio. Ieri c’era anche il Signor Sennheiser in persona a raccontarci questa particolare “sound experience”.

Pink Floyd - Mostra Roma

6) E, infine, ci sono le straordinarie ricorrenze del tempo: la mostra si trova a ottocento metri, pochi minuti a piedi, dal Piper Club dove cinquanta anni fa, il 18 e 19 Aprile 1968, i Pink Floyd debuttarono in Italia, e ancora più vicina al cinema Mignon dove venne proiettato per la prima volta nel 1974 il film “Pink Floyd a Pompei”. Un legame ricorrente con l’Italia che passa dall’avventuroso concerto del 17 Luglio 1989 sull’acqua della laguna di Venezia fino al pellegrinaggio di Roger Waters nel 2014 ad Anzio per rendere omaggio al padre, morto in guerra sul litorale laziale settanta anni prima. Ma quando abbiamo chiesto a Waters se si ricorda dei suoi primi concerti in Italia la risposta è stata: “No”.

Prossimamente: l’intervista di Luca De Gennaro a Roger Waters in onda su VH1, canale 67 del digitale terrestre. 

The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains
19 gennaio 2017 – 1 luglio 2017
Ulteriori info e biglietti: Macro Roma

Pink Floyd - Mostra Roma

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