Non c’è pace per Michael Jackson. Mentre la società che gestisce la sua eredità ha fatto causa alla rete via cavo HBO per evitare la messa in onda del documentario “Leaving Neverland”, chiedendo 100 milioni di dollari, spunta un’altra accusa nei suoi confronti.

Ed è una vecchia storia. Si tratta infatti di Adrian McManus, ex domestica al Neverland Ranch, che aveva già testimoniato contro di lui nel 2005: processo dal quale era uscito assolto per tutti i 14 capi d’accusa.

“Un manipolatore”, così ha etichettato Jackson la signora in un programma tv australiano, “60 Minutes”, per poi raccontare scene che avrebbe visto nella residenza di Jackson: “Ragazzini in biancheria intima sul pavimento con Michael, oppure nella jacuzzi”.

“Non ritenevo fossero comportamenti appropriati visto che non erano i suoi figli”, ha raccontato l’ex domestica, ricordando: “Lo vedevo correre mano nella mano con questi ragazzini, li baciava”.

Riguardo la causa mossa dalla società che gestisce l’eredità di Jackson verso HBO – un risarcimento di 100 milioni di dollari – si tratterebbe come raccontato dai media americani della violazione di un accordo risalente al 1992: in quell’anno la rete via cavo mandò in onda il concerto di Michael Jackson a Bucarest, live del Dangerous Tour, firmando però una clausola che vietava di denigrare la star in programmi futuri. Valida anche 27 anni dopo.

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