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“La mia prima paga da dj, 5.000 lire, me la ricordo ancora”. Manca sempre meno alla pubblicazione di “Oh, vita!”, il nuovo album di Jovanotti. E nell’attesa dell’uscita dell’omonimo singolo, Lorenzo ha raccontato in una lunga intervista a Vanity Fair aspetti inediti del suo passato, a partire dal 1982, i suoi primi lavori in radio e in discoteca.

 

oggi in edicola @vanityfairitalia foto di #nangoldin #yeah

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E non è certo un caso che come location per il video di “Oh, vita!” Jovanotti abbia scelto proprio il quartiere di Roma dove è cresciuto: “L’abbiamo girato a Roma nelle strade del mio quartiere, dove ho vissuto per 20 anni e dove mi è successo di tutto ma soprattutto mi è successo di crescere tra la cupola di San Pietro e un benzinaio, tra il fiume di turisti e le persone che invece incontravo tutti i giorni, e che molti sono ancora lì, e mi hanno accolto come se fossero passati tre giorni invece che trent’anni”.

E a proposito di 30 anni fa e delle critiche ricevute agli esordi della sua carriera, nell’intervista a Vanity Fair Jovanotti risponde così: “Quando rivedo le mie cose degli anni Ottanta o altri artisti diventati poi adulti nelle loro esibizioni giovanili, provo imbarazzo e penso che tutti erano migliori di me. Prendi De André, nel primo disco ci sono almeno cinque capolavori. Ascolti “Love Me Do” dei Beatles e pensi: È perfetta. Guardi un concerto dei Rolling Stones a vent’anni e rughe a parte capisci che in fondo sono rimasti identici a loro stessi. Dei gitanti. Io gigante non ero. Da ragazzo avevo solo una cosa… Si può chiamare fame o energia folle“.

Grazie a quell’energia folle, venerdì 1 dicembre arriva il suo quattordicesimo album in studio e da febbraio riparte in tour.  

Presto ti daremo news sul JovaDay al cinema e, soprattutto, sulla JovaTV in arrivo su Spike e VH1.

 

 

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