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Di Luca De Gennaro, direttore VH1

Mercoledì 13 dicembre chiude il JovaPopShop in Piazza Gae Aulenti a Milano, negozio temporaneo che per due settimane è stato la casa di Jovanotti, che qui ha lanciato il suo nuovo album “Oh, Vita!”, entrato al numero uno nella classifica italiana.

Sono già stati detti i numeri di un grande successo di pubblico (più di 30.000 persone entrate nel negozio dal 30 Novembre, giorno di apertura), ma per una volta diciamo che i numeri non contano. Conta l’idea.

E l’idea del Jova Pop Shop è una figata. Per due settimane, ogni giorno Lorenzo è salito sul piccolo palco insieme ad un arco costituzionale di ospiti che andavano da Toto Cutugno a Rkomi, scrittori come Folco Terzani e Franco Bolelli a dj come Ralf e Don Joe, produttori come Takagi & Ketra e Ackeejuice Rockers, cantautori come Vasco Brondi e Federico Zampaglione, e poi ancora Bebe Vio, Charlie Charles e tanti altri della più diversa estrazione.

E lui era sempre lì sul palco, con tutti loro, a suonare, rappare, intervistare. A divertirsi. A darsi al pubblico, alla gente davanti a lui (un centinaio per volta, a rotazione) e a quelli che seguivano in diretta Facebook. Sapete come si chiama questa cosa? Cultura. Cultura che arriva a tutti, senza intermediazioni. Diretta. Quello che ha fatto Lorenzo è stato rendere la cultura accessibile, leggera, pop.

“Pop Culture” nel Pop Shop. E senza vergognarsi di essere in uno “shop”, in un posto dove si vendono cose. Dove puoi comprare il disco di Lorenzo, il suo libro, le sue magliette, i cappellini e tutto il resto. Dove, sì, qualcosa va nobilmente in beneficenza, ma santiddio qualcosa dovrà pure rimanere in cassa, perché quello è il frutto del lavoro dell’artista e di chi lavora con lui.

Non vergognarsi di vendere il proprio prodotto, di dichiarare che per fare quella cosa ci hai messo l’anima e tanta gente ha lavorato per molto tempo perciò tu, che sei in questo negozio, sei libero di dimostrarmi il tuo apprezzamento comprando qualcosa che io ho fatto e che a te piace. Ti piace? Eccolo qui. Non ti piace? Liberissimo di uscire dal negozio a mani vuote, ti ho comunque regalato un momento di cultura e spettacolo.

Un messaggio chiaro. Un esempio di onestà intellettuale che fa del Jova Pop Shop lo specchio del disco “Oh, Vita!”. Perché anche il disco è fatto così, è un lavoro che ti mette di fronte a una verità incontrovertibile: “Questo sono io, ora”. Senza intermediazioni, senza iper produzioni, senza arrangiamenti rassicuranti che rendono tutto bello, smussato, melodico, radiofonico.

Un disco che capisci subito perché è tutto lì, nella tua faccia, con pochi suoni, pochi strumenti, niente effetti. Rick Rubin ha sempre fatto così. Ha sempre tolto. In “Blood Sugar Sex Magic”, capolavoro dei Red Hot Chili Peppers, sentivi una chitarra, un basso, una batteria e una voce. Niente altro.

E nei dischi di Johnny Cash prodotti da lui cosa ricordiamo? Quella voce, sola, impetuosa, emozionante, che se fosse stata annegata dagli strumenti non si sarebbe sentita così, non ci sarebbe rimasta piantata nel cuore. Se togli, quello che rimane viene fuori, e quella è l’essenza dell’artista. Eugenio Finardi cantava: “Con l’andar del tempo ho anche imparato che non serve esser sempre perfetti, che di te amo anche i difetti”.

Ecco, Jovanotti a cinquantuno anni e nelle mani del più celebrato produttore musicale del mondo, è arrivato a questo punto di maturazione, non ha timore di mostrare tutto di sé, e quando ti dà la possibilità di capirne anche i difetti allora i pregi vengono fuori, chiarissimi.

Jovanotti chiude il Pop Shop con un disco al numero uno, un tour che non vediamo l’ora di vedere e un messaggio che dovrebbe essere graffittato sulle serrande chiuse del negozio: “La Cultura è una figata”.

E domenica 17 dicembre il film documentario “Oh, Vita! Making an album” arriva su VH1, appuntamento alle h. 21.10 sul canale 67 del digitale terrestre. E alle 23.30 su Spike TV, canale 49 dtt.

 

 

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