di Luca De Gennaro,
direttore VH1 Italia

Che sia stato il festival del trionfo di Claudio Baglioni lo hanno detto e scritto tutti. Risultati incredibilmente alti, record di ascolto battuti e forse per la prima volta anche il mondo della discografia unanimemente contento per come è stata trattata la musica da un direttore artistico che è innanzitutto un musicista. Tra gli ingredienti che hanno decretato il successo del Festival di Sanremo 2018 ne abbiamo identificati cinque.

1. È stato il Sanremo dei giovani. Un podio popolato solo da artisti sotto i quarant’anni, provenienti da tre realtà diverse della musica italiana: nuovo cantautorato (Ermal Meta e Fabrizio Moro), scena indie (Lo Stato Sociale), talent show (Annalisa). I senatori della canzone giustamente reclutati da Baglioni per accontentare il pubblico più maturo (Ornella Vanoni, Ron, Luca Barbarossa, i vari Pooh), con tutto il rispetto sono rimasti più giù in classifica. Una bella inversione di rotta rispetto a un festival che pochi anni fa premiava Vecchioni e gli Stadio.

Sanremo 2018 - Ermal Meta e Fabrizio Moro, Getty Images

I vincitori di Sanremo 2018, Ermal Meta e Fabrizio Moro

2. È stato il Sanremo degli attori. Pierfrancesco Favino, Edoardo Leo, Rolando Ravello ottimi conduttori, Anna Foglietta, Alessandro Preziosi e Paolo Rossi nei duetti, Rocco Papaleo e Stefano Fresi ospiti e la esilarante saga di “Gni Gni” orchestrata da The Jackal con la complicità di Favino ci fanno pensare che la televisione italiana sia a corto di presentatori di professione. I conduttori di prima linea in carica (Conti, Frizzi, Bonolis, Scotti, Amadeus, Fazio), tutti tra i cinquanta e i sessant’anni, o hanno già fatto il Festival o lo farebbero solo da mattatori, non accetterebbero mai ricoprire il ruolo di Favino al servizio di un Direttore Artistico, dunque se c’è bisogno di una figura del genere dove la si va a pescare? L’ultima generazione di presentatori allevata dalla TV italiana è stata quella di MTV, gli ex V.J. che oggi hanno tra i trenta e i quarant’anni, tra i quali Alessandro Cattelan è in questo momento la punta di diamante (ma lavora per un’altra rete) mentre gli altri, da Enrico Silvestrin a Marco Maccarini a Federico Russo non sono mai veramente diventati “generalisti” (dalla scuola di MTV, Sanremo ha comunque schierato al Dopofestival la bravissima Carolina Di Domenico), forse perché dopo il decennio di TRL tutta la tv italiana è cambiata e non esistono più programmi dove esercitarsi e crescere, dove dire “Ecco a voi”, e infatti la leggenda vivente dei presentatori, il Re degli “Ecco a voi”, Pippo Baudo, è stato celebrato all’Ariston come fosse l’ultimo esemplare di una razza destinata all’estinzione. Allora si va cercare tra gli attori, per natura versatili, istrioni, eclettici. Dopodiché, lo sappiamo, c’è un solo fuoriclasse, e si chiama Fiorello, che potrebbe fare tutto benissimo come ha dimostrato in pochi minuti martedì sera.

3. È stato il Sanremo di Roma, oggi di nuovo patria della musica più interessante che si produca in Italia. I primi due classificati tra i giovani e uno dei due vincitori big vengono dalla Capitale e a vario titolo abbiamo visto passare sul palco Max Gazzè e Paola Turci, Giorgia e Fiorella Mannoia, Luca Barbarossa, Noemi, Tommaso Paradiso e molti ex frequentatori de “Il Locale”, il piccolo e storico club di Vicolo Del Fico dove venticinque anni fa muovevano i primi passi quasi tutti i giovani musicisti (ma anche gli attori) della scena romana, e infatti…

SANREMO, ITALY - FEBRUARY 06: Max Gazze attends the first night of the 68. Sanremo Music Festival on February 6, 2018 in Sanremo, Italy. (Photo by Venturelli/WireImage)

Max Gazzè, sul palco di Sanremo 20 anni dopo “La favola di Adamo ed Eva”. Foto: Getty Images

4. È stato il Sanremo degli anni ’90. In tanti momenti si è celebrato il decennio durante il quale erano giovani quelli che oggi rappresentano il pubblico di riferimento della televisione generalista, il target tanto inseguito da tutti i canali, che comprende le persone tra i venticinque e i cinquantaquattro anni che hanno visto passare sul palco dell’Ariston i propri idoli di gioventù “invecchiati bene”, da Fiorello a Laura Pausini, da Biagio Antonacci a Max Pezzali fino alla stessa Michelle Hunziker, che in quegli anni esordiva al fianco del Gabibbo e sposava Eros Ramazzotti, quindi icona anni Novanta in pieno. Un cartellone di ospiti che ha fatto pensare ai quarantenni di essere finalmente diventati grandi.

5. È stato il Sanremo che ha decretato la fine della “canzone sanremese” che fino a pochi anni fa sembrava l’unico genere ammesso in gara, il brano melodico, d’amore, rassicurante e ben orchestrato. Tutto il podio della categoria giovani è andato a canzoni non convenzionali, innervate di rap, voci recitanti, musical, testi coraggiosi, mentre i classici acuti ad effetto e i testi che dicono “gli occhi tuoi” hanno perso. Tra i big non c’è dubbio che la vera sensazione siano stati Lo Stato Sociale, e che nella serata dei duetti si sia ascoltato dal rock duro delle Vibrazioni con Skin, al jazz di Gazzè con Gatto e la Marcotulli, alla new wave anni ’80 dei Decibel con Midge Ure fino alla World Music di Servillo e Avitabile con ospiti Avion Travel e Daby Tourè. E pensare che l’onda lunga del rinnovamento e della canzone non convenzionale a Sanremo era cominciata più di venti anni fa con “La Terra Dei Cachi” di Elio E Le Storie Tese, che quest’anno chiudono la loro carriera con l’impietoso ultimo posto di “Arrivedorci” ma che furono i veri iniziatori di una lenta rivoluzione musicale al Festival.

Trionfo degli under 40, attori che conquistano l’Ariston, Roma che torna protagonista, celebrazione degli anni ‘90 e fine della canzone sanremese. Cinque ingredienti vincenti del Sanremo di Baglioni. L’anno prossimo? Vedremo, quello che è sicuro è che comunque si tornerà a parlarne.

Un giro dietro le quinte del Festival 2018: Segreti e meraviglie della sala stampa di Sanremo

 

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