“David Bowie Is” è l’azzeccatissimo nome della mostra evento che ha raccontato in giro per il mondo David Bowie, in Italia al Museo di Arte Moderna di Bologna nel 2016. Nome azzeccatissimo perché David Bowie è (stato) tutto e il contrario di tutto e per ognuno di noi significa qualcosa di diverso, personale, speciale, unico.  

Mentre un’applicazione per smartphone Android e Apple permette di vedere – anzi: rivedere e soprattutto rivivere – la mostra “David Bowie Is”, noi proviamo a raccontare il nostro David Bowie, attraverso canzoni e momenti significativi della sua carriera.

Nato l’8 gennaio 1947 e morto il 10 gennaio 2016, David Bowie ha lasciato un’eredità sconfinata, musicale e non solo. 

Avevamo pensato di ripercorrere la sua storia in 10 canzoni. Non sono abbastanza. Eccone 13 e, lo sappiamo, sono poche:

1) The London Boys – 1966

Siamo nell’Inghilterra degli anni Sessanta, la sottocultura Mod domina tra i giovani e Bowie – con un taglio di capelli a caschetto e look modernista – racconta a modo suo la Swinging London, in terza persona ma parlando (anche e soprattutto) di se stesso,  eccessi compresi: “Oh, the first time you tried a pill, You feel a little queasy, decidedly ill, You’re gonna be sick, but you mustn’t lose face, to let yourself down would be a big disgrace, with the London Boys”.

2) Space Oddity – 1969

È forse, ma forse, la canzone più famosa di Bowie, uscita pochi giorni prima dello sbarco sulla Luna, colonna sonora della scoperta di nuovi mondi. “Ground Control to Major Tom…” Questa la versione registrata per la BBC nel 1972:

3) The Man Who Sold the World – 1971

Tutti gli artisti rock e pop nati dopo Bowie hanno subito la sua influenza, riprendendo le sue canzoni. Se cercate questo pezzo su Google, esce prima la versione registrata dai Nirvana per lo storico Unplugged di MTV che quella originale incisa da Bowie.

4) Ziggy Stardust – 1972

Uno, 10, 100 David Bowie. Ziggy è uno dei tanti personaggi creati da David Bowie, frullando le influenze del suo percorso artistico, dai Drughi di Arancia Meccanica a Legendary Stardust Cowboy e Marc Bolan. In Heddon Street a Londra, dove è stata scattata la foto di copertina di “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, c’è una targa che ricorda Ziggy Stardust. 

5) Diamond Dogs – 1974

Dopo aver dismesso i panni di Ziggy Stardust, Bowie scrive un album ispirato da “1984”, il romanzo di George Orwell.

6) Young Americans – 1975

Un altro David Bowie, questa volta attratto dal soul e dall’R&B, nel suono e nel look. E se della canzone che dà il titolo al disco esiste anche una versione fatta in coppia con Cher, sull’album c’è anche un altro brano celebre di Bowie, che dice tutto solo nel titolo: “Fame”. È nel periodo di “Young Americans” che nasce un altro Bowie, The Thin White Duke, il Duca Bianco citato poi esplicitamente in “Station to Station”.

7) Heroes – 1977

Altra canzone manifesto di Bowie, prodotta con Brian Eno, la più celebre del periodo berlinese influenzato dal kraut rock e dalla musica più sperimentale (“Low” e “Lodger” sono gli altri due album della trilogia). “Heroes” fa parte della colonna sonora del film “Christiane F. Noi ragazzi dello zoo di Berlino”, in cui Bowie interpreta se stesso (e pochi anni prima aveva guadagnato la parte di protagonista in un altro film, “L’uomo che cadde sulla Terra”).

8) Ashes to Ashes – 1980

Bowie cita la Ground Control e Major Tom e nel video di questa canzone, vestito da Pierrot, è in compagnia di Steve Strange dei Visage (“Fade to Gray”, presente?) e altri personaggi che gravitavano intorno al Blitz Club, ossia il cuore del movimento New Romantic dal quale sarebbero usciti i Duran Duran. Invece, è una leggenda metropolitana la presenza nello stesso video della vera madre di Bowie. Iniziano ufficialmente gli anni Ottanta e… “Ashes to ashes, funk to funky, We know Major Tom’s a junkie”.

9) Let’s Dance – 1983

Ritmi danzerecci come da titolo per una canzone – e un intero disco – prodotti da Nile Rodgers degli Chic. “Put on your red shoes and dance the blues…”

10) “Magic Dance” – 1986

Ancora cinema, ancora David Bowie, con la colonna sonora di “Labyrinth”, composta insieme a Trevor Jones. Bowie interpreta Jareth il re dei Goblin in un film fantastico sceneggiato da Terry Jones dei Monty Python. Già, ha sempre lavorato solo con i migliori!

11) Tin Machine – Heaven’s in Here – 1989

Dopo le recensioni negative incassate con “Never Let Me Down”, Bowie cosa fa? Forma una band, un gruppo rock. Secondo alcuni critici, i Tin Machine avrebbero anticipato l’epopea grunge. Tim Palmer, produttore dei dischi dei Tin Machine, ha poi lavorato su “Ten” dei Pearl Jam raccontando che Eddie Vedder e amici ascoltavano in studio proprio questa canzone dei Tin Machine.

12) I’m Afraid of Americans – 1997

Un pezzo tratto da “Earthling”, ventesimo album in studio di Bowie, scritto insieme a Brian Eno e pensato inizialmente per il disco precedente, “1. Outside”. Per la serie, solo collaborazioni con i migliori: tutti i remix del singolo sono stati fatti da Trent Reznor con i suoi Nine Inch Nails.

13) Blackstar – 2016

Bowie pubblicò il disco che contiene questa canzone l’8 gennaio 2016, giorno del suo 69esimo compleanno. Nulla è lasciato al caso nella sua carriera, nella sua vita. Nel video di “Blackstar” c’è un astronauta morto, il suo scheletro fluttua nello spazio… David Bowie ci ha lasciati due giorni dopo l’uscita di questo album, era il 10 gennaio 2016.

David Bowie è per sempre.

Foto in apertura: Getty Images

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